Nel pieno del negoziato europeo sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028‑2034, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha diffuso una posizione ufficiale che segna un passaggio politico rilevante. Il documento, approvato il 1° aprile 2026, denuncia l’assenza delle Regioni dal confronto con il Governo italiano e chiede con forza che il futuro della Politica di Coesione non venga centralizzato. Una questione che riguarda da vicino la Campania, tra le regioni che più hanno beneficiato dei fondi europei negli ultimi cicli e che rischiano ora di vedere ridimensionato il proprio ruolo nella programmazione.
La proposta della Commissione europea introduce una trasformazione profonda: i tradizionali programmi nazionali e regionali verrebbero sostituiti da 27 Piani di Partenariato nazionali e regionali, coordinati dagli Stati membri. A questo si aggiunge l’idea di un Fondo unico che accorpi coesione, agricoltura, pesca, prosperità e sicurezza, oltre a un sistema di pagamenti basato sui risultati. Una rivoluzione che, secondo le Regioni, rischia di indebolire il principio di sussidiarietà e di allontanare la programmazione dai territori.
Il nodo centrale è la governance. Le Regioni chiedono che i Piani di Partenariato prevedano capitoli regionali obbligatori, dotati di risorse certe e trasparenti, e che venga riconosciuta la loro titolarità programmatoria e gestionale. Il documento sottolinea che l’articolo 6 della proposta di regolamento dovrebbe garantire un coinvolgimento effettivo delle autorità regionali fin dalla fase di programmazione, evitando che la partecipazione si riduca a una consultazione formale.
Per la Campania, questo punto è cruciale. La regione ha costruito negli anni una capacità amministrativa significativa nella gestione dei fondi europei, con strategie territoriali che coinvolgono aree interne, città metropolitane, sistemi rurali e poli di innovazione. La perdita di autonomia nella definizione delle priorità rischierebbe di indebolire interventi già avviati e di ridurre la coerenza con le strategie regionali, come la Smart Specialisation Strategy o le politiche urbane integrate.
La posizione unitaria delle Regioni arriva in un momento decisivo del negoziato europeo. Per la Campania, la posta in gioco è alta: si tratta di difendere la capacità di programmare interventi coerenti con i bisogni del territorio e di garantire continuità agli investimenti che negli ultimi anni hanno sostenuto innovazione, infrastrutture, inclusione sociale e sviluppo locale. La sfida ora è trasformare questa richiesta politica in un dialogo concreto con il Governo, affinché la voce dei territori non resti ai margini della futura Politica di Coesione.



