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La proposta della Commissione europea per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 segna una delle più profonde trasformazioni della politica di coesione degli ultimi trent’anni. Ovvero raggruppare tutti i fondi a gestione concorrente: FESR, FSE+, Fondo di Coesione, PAC, Pesca e affari interni – in un unico grande Fondo europeo attuato tramite i nuovi Piani di Partenariato Nazionali e Regionali (NRPP).

Per questo motivo il Dipartimento Politiche per lo Sviluppo Regionale, l’Agricoltura e la Pesca del Parlamento europeo su richiesta della Commissione per lo Sviluppo Regionale ha commissionato un’analisi della proposta della Commissione europea con una “mappatura dei rischi e delle opportunità per la politica di coesione e lo sviluppo regionale”.

Dal documento emerge che sebbene la fusione proposta dalla Commissione prometta semplificazione e integrazione, la marginalizzazione del ruolo delle autorità regionali e locali nella pianificazione e nell’attuazione, a favore di un maggiore protagonismo di ciascun Stato, andrebbe a ridurre la capacità delle Regioni di programmare e attuare politiche di sviluppo coerenti con le esigenze dei territori, trasformando la coesione in una politica prevalentemente nazionale, meno attenta alle disparità interne.

Lo studio avverte che l’assenza di una destinazione regionale rigorosa, unita alla logica integrata dei piani, «indica un modello di governance più centralizzato» il quale rischia di trasformare la politica di coesione da politica territoriale a politica settoriale nazionale, con tre effetti critici:

  • indebolimento della capacità di affrontare disparità interne;
  • riduzione della visibilità e dell’impatto delle strategie regionali;
  • maggiore competizione tra priorità nazionali e territoriali, soprattutto in un contesto di risorse reali decrescenti.

La coesione non è una politica settoriale: è una politica territoriale. E senza territori, la coesione perde senso. Indebolire il loro ruolo significa indebolire la capacità dell’Europa di rispondere alle nuove fratture territoriali: regioni in trappola dello sviluppo, polarizzazione urbana, spopolamento rurale, divari infrastrutturali.

Lo studio, oltre a evidenziare le criticità, propone una serie di correttivi per rimettere le Regioni al centro della nuova architettura, attraverso una rinnovata centralità delle le strategie urbane, rurali, della specializzazione intelligente (S3) e dello sviluppo locale integrato.

Lo studio raccomanda di rafforzare la dimensione territoriale dei NRPP, rendendo obbligatori i capitoli regionali, introducendo obiettivi e tappe specifiche per Regione e garantendo pagamenti prevedibili e tempestivi alle amministrazioni territoriali.

Le Regioni rappresentano un presidio essenziale per la coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione. Salvaguardarne il ruolo significa assicurare che le politiche europee continuino a rispondere alle reali esigenze dei cittadini e dei territori.

La nuova architettura promette nuove opportunità: integrazione, coerenza, riforme, flessibilità, ma senza un ruolo forte delle Regioni, che conoscono i territori, che dialogano con cittadini e imprese, che gestiscono servizi essenziali, la coesione rischia di perdere la sua missione originaria: ridurre le disparità regionali. Se si perde questa dimensione, c’è il rischio di avere una politica più efficiente sulla carta, ma meno efficace nella realtà.

Il negoziato che si aprirà nei prossimi mesi sarà decisivo.

Leggi l’Analisi completa della proposta della Commissione europea sul QFP per il periodo 2028-2034