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Nel 2025 la Commissione europea ha presentato il pacchetto legislativo relativo al nuovo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028‑2034, delineando una riforma profonda dell’architettura del bilancio dell’Unione. Come riportato nel dossier della Camera dei deputati, la Commissione intende costruire un bilancio “più mirato, semplice, incisivo, flessibile e in grado di riflettere e realizzare le priorità strategiche dell’UE”, riducendo i programmi da 52 a 16 e le rubriche di spesa da 7 a 4. Il nuovo QFP prevede impegni complessivi pari a 1.984,8 miliardi di euro a prezzi correnti, equivalenti all’1,26% dell’RNL dell’UE, di cui 168 miliardi destinati al rimborso del debito contratto per NextGenerationEU. Al netto di tale importo, il bilancio effettivo si attesta all’1,15% dell’RNL. L’obiettivo di spesa climatica viene innalzato al 35% e, diversamente dal QFP 2021‑2027, non è prevista una revisione intermedia. La riforma introduce inoltre cinque nuove risorse proprie, una governance più orientata alla performance e un sistema di flessibilità rafforzato, articolato su quattro livelli, per rispondere con maggiore rapidità a crisi e priorità emergenti. Come evidenziato nel documento, “la Commissione propone di ripensare profondamente il bilancio” per affrontare sfide quali competitività, difesa, transizione verde e digitale, migrazione e sicurezza energetica.

La nuova Rubrica I e i Piani di partenariato: la principale innovazione e il principale nodo negoziale

La trasformazione più rilevante riguarda la Rubrica I, che concentra oltre la metà del bilancio (53,7%) e accorpa in un’unica strategia coesione, PAC, pesca, migrazione, sicurezza e politiche sociali. Il nuovo modello supera i 540 programmi attuali e introduce 27 Piani di partenariato nazionali e regionali (NRP), valutati dalla Commissione e approvati dal Consiglio, con gestione concorrente. Questa scelta, secondo la Commissione, consentirebbe “sinergie per sostenere investimenti e riforme”, ma rappresenta anche l’elemento più controverso del negoziato. Il Fondo unico che alimenta i piani avrebbe una dotazione di 865 miliardi di euro a prezzi correnti, cui si aggiungono 150 miliardi in prestiti tramite lo strumento Catalyst Europe. All’interno della rubrica sono previste salvaguardie per PAC e coesione, tra cui dotazioni minime e un vincolo del 43% della spesa a obiettivi climatici e ambientali. Per la PAC, la Commissione propone almeno 293,7 miliardi, con una riserva agricola annuale di 900 milioni; per la coesione, 452,9 miliardi, con un minimo di 218 miliardi destinati alle regioni meno sviluppate. L’Italia riceverebbe 86,6 miliardi complessivi per i piani, risultando il quarto beneficiario dopo Polonia, Francia e Spagna. Tuttavia, il Governo italiano esprime “cautela sull’accorpamento dei fondi PAC e coesione” e chiede di preservare dotazioni dedicate e prevedibili, oltre a una governance che garantisca un ruolo chiaro alle regioni. Le preoccupazioni riguardano anche la regola del disimpegno N+1, ritenuta non compatibile con investimenti strutturali di lungo periodo, e la riserva di flessibilità del 25% interna ai piani, considerata eccessiva da diversi Stati membri.

Competitività, Europa globale e amministrazione: le altre rubriche del QFP

La Rubrica II – Competitività, prosperità e sicurezza concentra quasi il 30% del bilancio e introduce il nuovo Fondo europeo per la competitività, che accorpa 14 programmi esistenti e finanzia quattro aree strategiche: transizione pulita e decarbonizzazione industriale, salute e biotecnologie, leadership digitale, difesa e spazio. La dotazione complessiva è di 409,3 miliardi, cui si aggiungono i fondi del programma Orizzonte Europa, che sale a 175 miliardi, con un incremento del 63% rispetto al QFP attuale. Il Meccanismo per collegare l’Europa (energia, trasporti, mobilità militare) raggiunge 81,4 miliardi, mentre Erasmus+ ottiene 40,8 miliardi. L’Italia accoglie positivamente la creazione del Fondo per la competitività, chiedendo però che esso sostenga anche industrie tradizionali e PMI e che rispetti il principio di neutralità tecnologica. La Rubrica III – Europa globale dispone di 215,2 miliardi, con un forte incremento rispetto al periodo 2021‑2027 (+75% secondo il Governo italiano). Il nuovo strumento Europa Globale riunisce sette programmi in un unico fondo da 200,3 miliardi, articolato per aree geografiche e tematiche. Una riserva specifica da 100 miliardi è dedicata all’Ucraina, finanziata tramite prestiti garantiti dal margine di bilancio UE. La rubrica include anche la PESC (3,3 miliardi) e il sostegno ai Paesi e territori d’oltremare. La Rubrica IV – Amministrazione prevede 117,8 miliardi per il funzionamento delle istituzioni UE, con un tetto di crescita del 2% per le spese non salariali e la fine della politica di stabilità dell’organico tra il 2028 e il 2030. Nel complesso, il Parlamento europeo rileva che la proposta della Commissione, pur superiore in valore nominale al QFP 2021‑2027, rappresenta in termini reali un aumento minimo dello 0,02% dell’RNL, una volta escluso il rimborso di NGEU.

Risorse proprie, flessibilità e stato dei negoziati: un equilibrio ancora da trovare

Sul fronte delle entrate, la Commissione propone un sistema di risorse proprie rinnovato, per ridurre la dipendenza dai contributi RNL e finanziare sia le nuove priorità sia il rimborso di NextGenerationEU. Le cinque nuove risorse comprendono: CORE, contributo forfettario delle grandi imprese (atteso gettito: 6,8 miliardi annui); TEDOR, accisa europea sul tabacco (11,2 miliardi); contributo sui rifiuti elettronici non raccolti (15 miliardi); una quota del 30% delle entrate ETS (9,6 miliardi); e il 75% delle entrate CBAM (1,2 miliardi). Sono inoltre previsti adeguamenti alle risorse esistenti, tra cui l’aumento dell’aliquota sulla plastica non riciclata e la riduzione delle spese di riscossione dei dazi doganali trattenute dagli Stati membri. Il Governo italiano esprime riserve su CORE, TEDOR e rifiuti elettronici, temendo effetti su competitività, consumatori e oneri amministrativi. Sul piano negoziale, il Consiglio registra divisioni profonde: i Paesi “frugali” giudicano eccessiva la dimensione del bilancio e chiedono il mantenimento dei rebates; Italia, Francia e Spagna difendono dotazioni adeguate per PAC, coesione e competitività; molti Stati contestano l’impianto dei Piani di partenariato. Il Parlamento europeo considera insufficienti le proposte, soprattutto per la riduzione delle risorse della Rubrica I e per l’incertezza generata dall’unificazione dei fondi. La Corte dei conti europea, nei suoi pareri, segnala rischi di complessità amministrativa, incertezza per i beneficiari e difficoltà nel garantire una sana gestione finanziaria. Il Consiglio europeo ha fissato l’obiettivo politico di raggiungere un accordo entro fine 2026, per consentire l’adozione degli atti legislativi nel 2027 e l’avvio senza interruzioni dei finanziamenti dal 1° gennaio 2028.